Gli autoritratti
di Laurence Demaison

La fotografia spesso si presenta come un’ottima canalizzatrice di angosce e paure del reale che vengono trasposte dagli artisti sulla pellicola per renderle meno efficaci o più comprensibili. Pare questo il caso della francese Laurence Demaison, fotografa e artista visiva classe 1965.

A.P18, Laurence Demaison
A.P18, Laurence Demaison

La Demaison ha studiato architettura a Strasburgo e nel 1990 si avvicina alla fotografia, dal 1993 inizia a dedicarsi esclusivamente agli autoritratti. I suoi lavori trasmettono atmosfere inquiete ed estremamente angoscianti: sfondi neri, scale di grigi, movimenti e distorsioni fanno da filtro tra il mondo della fotografia e quello reale e il soggetto rappresentato non può più essere identificato. L’arte allora diventa un importante spazio di ricerca identitaria senza fine, impossibile da portare a termine.

«La fotografia è una sorta di prova, i miei fantasmi di carta, tracce di un “vero” momento, sostituiscono il mio telaio e in modo molto efficace alleggeriscono la gravità della realtà».

C'est lavis n°11, Laurance Demaison
C’est lavis n°11, Laurance Demaison

Le sue fotografie diventano così veicolo di inquietudini e terrore, le figure si presentano come fantasmi deformati e terribili: è forse questa la vera realtà?, viene da chiedersi. Che la Demaison sia riuscita nel difficile compito di squarciare il velo di Maya per far luce sull’essenza più profonda dell’uomo e del mondo – la cattiveria −?

Ecco cosa dichiara il critico A. D. Coleman sulla sua arte:

«Her technical virtuosity leads us to art that revels in the extremes of visual  perception. Demaison’s photographs remind me of the distortions of Kertesz, the inventive playfulness of Man Ray and Moholy-Nagy, and the multiple perspectives of the Cubists — but her work is clearly her own».

«La sua virtuosità tecnica ci conduce ad un’arte che rivela gli estremi della percezione visiva. Le fotografie di Demaison mi ricordano le distorsioni di Kertesz, la giocosità di Man Ray e Moholo-Nagy e la multiprospettiva dei cubisti, ma il suo lavoro è chiaramente personale».

Aqua bon, Laurence Demain
Aqua bon, Laurence Demain

Questi meravigliosi ed inquietanti scatti sono effettuati praticamente senza supporti di post-produzione: la fotografia è un mezzo senza scorciatoie, un viaggio infinito che si compone di scatti su scatti alla ricerca della diapositiva migliore.

Un jour sang, Laurence Demaison
Un jour sang, Laurence Demaison
Méditation 1, Laurence Demaison
Méditation 1, Laurence Demaison

Méditation 1. Una nuvola di fumo copre il volto dell’artista in questo autoritratto; i lineamenti spariscono in un biancastro ignoto.

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Tout mercure, Laurence Demaison

Tout mercure. La serie da cui è tratta questa fotografia rappresenta autoritratti ripresi nel mercurio. La distorsione è inquietante e il nero domina le immagini.

Sirène n°5, Laurence Demaison
Sirène n°5, Laurence Demaison

«She doesn’t feel that they’re self-portraits at all, they’re not about her. She’s using the reflecting and distorting qualities of the water or the glossy paper to make phantoms, ghosts of herself. She disappears from the image».

(Bernard Gersoor director of Galerie BMG in an interview with Chronogram Magazine)

«Lei non li sente affatto come autoritratti, non sono riguardo lei. Usa le qualità di distorsione e di distorsione dell’acqua o della carta lucida per creare fantasmi di se stessa. Lei scompare dall’immagine».

Una fotografia difficile ed oscura, quella della Demaison: richiama un mondo inquieto e al limite dell’onirico, ma da visitare facendosi guidare da queste opere meravigliose. La Demaison è senza dubbio una delle migliori fotografe della scena francese contemporanea.

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