“Animali fantastici”:
tornare al mondo magico

Dopo cinque anni di attesa, il mondo di Harry Potter torna a stupire i suoi lettori e spettatori. Il 2016 ha visto prima di tutto l’uscita dell’ottavo capitolo, Harry Potter e la maledizione dell’erede, dramma teatrale firmato J. K. Rowling e Jack Thorne. Per concludere l’anno con un’ulteriore novità, il regista David Yates ha proposto poi una pellicola ispirata al testo Animali fantastici e dove trovarli, pubblicato nel 2001 dalla Rowling per scopi benefici.

L’annuncio del nuovo film legato al mondo magico ha destato inizialmente più di una critica. Per cominciare, la scelta di continuare un brand redditizio con una serie di cinque film ha lasciato intendere ai fan quanto la decisione fosse commerciale più che artistica. Inoltre, trarre da un libro di poche pagine – un manualetto sugli animali fantastici privo di trama – una storia da sviluppare in ben cinque film sembrava inizialmente una missione alquanto impossibile. Gli appassionati suggerivano infatti sequel o prequel su argomenti potenzialmente più interessanti, come un film sulla storia dei Malandrini o un approfondimento sui “cattivi” della saga. Il mondo di Harry Potter poi, si sa, è delicato: gli affezionati sono milioni e se da un lato una nuova avventura significa guadagni assicurati, dall’altro la responsabilità di curare un’opera così nota e apprezzata comporta i suoi rischi.

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Animali fantastici e dove trovarli nasconde però con talento l’interesse commerciale dietro alla realizzazione del film. La pellicola supera prima di tutto il rischio più grande: distorcere l’universo magico di Harry Potter deludendo i fan più fedeli. Il nuovo film trova infatti un buon equilibrio: da un lato non mancano i richiami ai personaggi già conosciuti, Silente e Grindelwald su tutti; dall’altro si assiste ad avventure completamente nuove e coinvolgenti.

Newt Scamander, amante delle creature fantastiche, si reca oltreoceano per un importante incarico legato al mondo animale. Con lui, lo spettatore può conoscere un nuovo ambiente e nuovi personaggi bizzarri e interessanti. Non siamo più quindi nella grigia Londra di King’s Cross, ma in una New York degli anni Venti dove i no-mag (babbani per gli americani) sospettano e temono l’esistenza di maghi e streghe. L’ambientazione risulta affascinante – seppur in modo molto diverso – quanto la Londra degli anni Novanta presentata nella saga di Harry Potter, proponendo però una novità che dà un taglio netto al passato. Un’idea efficace è quella di differenziare i maghi americani da quelli inglesi, soprattutto per quanto riguarda il linguaggio e le abitudini: nuove parole magiche, nuove regole da rispettare, nuovi amici da conoscere: un nuovo inizio che resta al tempo stesso fedele al mondo creato da J.K. Rowling.

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Un plauso va senza dubbio a Eddie Redmayne, attore protagonista che – anche in questa occasione – si rivela all’altezza di ruoli di grande calibro. Il film non sarebbe stato lo stesso senza la sua aria ingenua di un inglese che si “perde” nel mondo americano, senza le sue espressioni stupite, i suoi atteggiamenti strambi e, soprattutto, senza i suoi amici animali.

Le creature presentate sono grottesche e al tempo stesso in grado di suscitare tenerezza, divertenti in alcune scene e capaci di strappare una lacrima in altre. I veri protagonisti sono proprio gli animali fantastici proposti in computer grafica, bestie uniche nel loro genere che ci riportano alle atmosfere fiabesche del maghetto che tutti conosciamo.

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Un altro punto di forza del film è la trama. La storia è divertente nella prima parte, dove il regista ci immerge in una nuova nazione e ci presenta con umorismo i personaggi che, presumibilmente, ci accompagneranno nella nuova saga, mentre la seconda metà si basa su toni più cupi e momenti più drammatici, spezzati dalla spensieratezza di Newt Scamander e dalla goffaggine della sua spalla babbana Jacob Kowalski (Dan Fogler). Il film non è indirizzato a un pubblico estremamente giovane come era il primo episodio di Harry Potter, ma si discosta anche dai toni totalmente dark degli ultimi capitoli della saga, ideati per degli spettatori ormai adolescenti. Una via di mezzo quindi in grado di accontentare ogni fan e capace soprattutto di lasciare aperti diversi sviluppi per i prossimi episodi.

Animali fantastici non è Harry Potter, ma – fortunatamente – non cerca di imitare o scimmiottare la saga. Per chi ha apprezzato l’universo di J.K. Rowling, questa nuova avventura sarà una piacevole scoperta che ci accompagnerà per i prossimi anni.

 

 

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1991. Studentessa di Lingue e Letterature Europee ed Extraeuropee a Milano. Vivo di letteratura, pastasciutta e buona birra.