Amplesso nello schianto: la pornografia degli incidenti di Ballard

Un legame torbido e inscindibile strangola insieme il macabro e l’erotico. Lo raccontano gli incidenti pornografici di James Graham Ballard, nel romanzo che ormai è un cult, Crash o La mostra delle atrocità, del 1970. È un romanzo sperimentale, in cui la scrittura cede a farsi strumento di autoanalisi. È un punto di non ritorno per la fantascienza.

«Crash indaga sulle possibilità di un rapporto sessuale tra uomo e auto, la quale diventa un accessorio indispensabile del proprio erotismo, raggiungendo il culmine nell’eccitazione onirica offerta dalla perfezione dell’automobile e nel desiderio non di un rapporto sessuale con una donna, ma di uno scontro frontale con Elisabeth Taylor» (James Graham Ballard)

Peter Klasen, Les Bruits de la Ville, 1966. Fonte: designobserver.com

Ballard vuole «analizzare quello che succede all’interfaccia tra il sistema dei media e il nostro sistema nervoso». Per tratteggiare l’immaginario di un’umanità distorta, raccoglie le tessere sparse del Novecento. James Dean, Jayne Mansfield, Albert Camus, John Fitzgerald Kennedy e Marilyn Monroe, Elizabeth Taylor, Margeret Thatcher, Ronald Reagan sono le icone dalla straordinaria potenza sessuale che dominano le sue scene, sono i nomi degli ultrafamosi eroi giustiziati dalla strada. Quelli che emergono alla superficie della pagina scritta sono dei quadri sofferti, che trasudano retrogusti metafisici e surrealisti. È evidente il rimescolamento tra mondi esterni e interni: il sistema nervoso dei personaggi spesso viene esteriorizzato.

È come se il romanzo fosse un “modello esploso” di scheletro e tessuto umano. Un’installazione perversa, deviante, che incammina verso sentieri proibiti. Ossessivo, violento, carnale nella sua matericità. Si apre con uno schianto, in auto, del protagonista e della consorte. Chiusi, stretti, avviluppati nella carne e nelle lamiere, i due congiunti si aggrappano alla vita con pensieri morbosi. Motivo guida delle loro esistenze rotte, corrotte, diventa lo stritolamento dentro carcasse di auto. Un ansimare che avviluppa e strangola di interminabile piacere.

Fonte: www.ballardian.com

È un rituale da masturbazione quello che spinge l’autore a descrivere con voglia e deferenza i diversi singoli componenti delle automobili che incontra. Sono spazi ristretti di abitacoli alitati, quelli in cui si muovono gli abitanti di questo mondo senza dio.

La macchina è metafora della vita dell’uomo in quegli anni, la macchina è l’uomo. Si muove negli spazi di un’urbe che non distende mai lo sguardo su un paesaggio naturale. Strade, corsie, traffico, cavalcavia, incidenti sono le sole configurazioni che può distinguere un occhio abituato alla modernità. Sono le sole forme che possono eccitare una mente cresciuta nella gabbia della tecnologia. Un’ibridazione si annoda tra corpo e macchina. Lo scontro con la carrozzeria completa il corpo, che spalma la sua zona erogena a tutta la superficie della vettura.

Il nuovo sesso è la violenza. Forse è primordiale la radice di questa verità vergognosa. Forse, ipotizzava lo stesso Ballard, sta nel nostro essere stati ed essere ancora fondamentalmente predatori. Nel nostro godere nel vedere il sangue, un godere viscerale, che non può essere stroncato dalla moralità. Forse tra i giochetti che vogliono svecchiare lo stesso sesso di sempre, se ne aprono di più vertiginosi, di più liminari, di quelli che strappano a morsi il godimento dalla pelle di chi lo genera. È un eccitarsi nuovo quello che solletica la pelle di questi depravati, che fremono a strofinare i polpastrelli sulle cicatrici delle ferite da incidente stradale, i nuovi orifizi di un’unione con la morte.

Fonte: www.ballardian.com

Il rigore con cui Ballard descrive è di un’inclemente precisione scientifica. Scende nei dettagli, lecca il sangue versato e senza pudore si masturba la vista di arti distrutti. La pornografia è fatta di tasselli di morte, ritagliati in momenti estremi, di adrenalina che pompa il massimo della soddisfazione.

«I miei orgasmi ebbero luogo […] nelle aperture sessuali praticate dalla frammentazione di parabrezza e scale del cruscotto in un impatto ad alta velocità, le quali mi permisero di sposare, attraverso il pene, l’auto nella quale mi ero schiantato e l’auto in cui Gabrielle aveva mancato di poco di trovare la morte» (James Graham Ballard)

La tecnologia disegna forme erotiche nuove, stimola e gratta ghiandole di secrezione ormonale. Sono supporti di arti distrutti, che assemblano forme umane alternative. Sono strumenti che incidono la carne in modi spaventosi, che riscaldano la libidine. È la tecnologia delle macchine che uccidono, è quella delle protesi che curano brandelli di una vita strappata.

Fonte: www.ballardian.com

È precisamente inquietante quanto la simbologia di queste storie assurde, grottesche, disumane, si avvicini senza pietà all’ambientazione potenziale di ogni qualunque giorno della nostra mente. È disturbante, è uno schiaffo sui denti che mostra la verità di una realtà mutilata.

«Sesso e paranoia sono i nostri fantasmi. Presto la morte delle facoltà emotive spalancherà la strada ai piaceri concreti, tutti. Il dolore, la mutilazione… e il sesso saranno l’habitat perfetto per quello che diventerà il mito e l’incubo del XXI secolo: il concetto di possibilità illimitata.» (James Graham Ballard)

 

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