Ai piedi della croce:
iconografia della Pietà /2

Il nostro percorso attraverso uno dei temi più importanti dell’arte cristiana – la Pietà – continua. Nella seconda tappa di questo viaggio affronteremo le opere Crocifissione di Nicola Pisano e il Trittico della Crocifissione di Roger Van der Weyden.

Nicola Pisano, Crocifissione (Pulpito del Duomo di Siena), marmo, 1266-1268

NICOLA PISANO, Crocifissione (Pulpito del Duomo di Siena), marmo, 1266-1268
NICOLA PISANO, Crocifissione (Pulpito del Duomo di Siena), marmo, 1266-1268

Nel XIII sec. anche la scultura risente di una nuova ricerca dell’espressività e della componente emotiva nell’arte sacra. Anzi, gli scultori in Italia arrivano un po’ prima rispetto a Giotto a introdurre quella rappresentazione sentimentale, affettiva ed emotiva nelle vicende di Cristo che è la pietà.

Questo anticipo è dovuto al fatto che la scultura in quel periodo ha un ruolo principe tra le arti maggiori perché fa da corredo, da appendice figurativa, ai grandi cantieri architettonici. Quando vengono costruite le cattedrali, il progetto della scultura e della sua collocazione, che sia la strombatura di un portale piuttosto che un fregio scolpito o un pulpito, come in questo caso, sono già formulati a priori. Per queste ragioni, gli scultori sono particolarmente aggiornati sulle novità, sul nuovo sentire, e vengono influenzati prima dei pittori dalle botteghe scultoree gotiche che sono al di là delle Alpi, in area tedesca e francese, dove il gotico è nato. Gli scambi quindi avvengono prima su questo fronte. Nicola Pisano è in quegli anni il capo bottega a Pisa di una cerchia di artisti davvero aggiornati in campo scultoreo.

Lavorano con lui e sotto la sua guida il figlio Giovanni Pisano e Arnolfo di Cambio, non solo scultore ma anche architetto del progetto del Duomo di Firenze. Quello raffigurato è un pannello del pulpito del Duomo di Siena, una scultura monumentale, i cui pannelli sono decorati a rilievo con scene della vita di Cristo. E questa della crocifissione è una delle più toccanti, dinamiche ed emotive. Nicola Pisano affolla tutta la superficie che ha a disposizione con un senso che in latino si dice horror vacui, la paura del vuoto che appartiene alle culture dell’Alto Medioevo. Viene riempito tutto lo spazio ed è un’occasione per inserire delle figure, delle comparse che piangono o comunque reagiscono in modo violento a livello emotivo di fronte alla morte di Cristo.

Troviamo ancora una volta, sempre a sinistra della croce, la figura di Maria che si abbandona completamente tra le braccia di una delle pie donne. San Giovanni, in questo caso, non viene distratto dalla scena e quindi prega con la testa rivolta verso Gesù. A questa quiete apparente che si concentra sul lato sinistro, si contrappone dall’altra parte un movimento quasi centrifugo delle figure che si allontanano dalla croce inorridite di fronte alla visione della morte di Cristo.

Roger Van der Weyden, Trittico della Crocifissione, 95,5×73 (tavola centrale), olio su tavola, 1440-45, Vienna, Kunsthistorisches Museum

ROGIER VAN DER WEYDEN, Trittico della Crocifissione, 95,5x73 (tavola centrale), olio su tavola, 1440-45, Vienna, Kunsthistorisches Museum
ROGIER VAN DER WEYDEN, Trittico della Crocifissione, 95,5×73 (tavola centrale), olio su tavola, 1440-45, Vienna, Kunsthistorisches Museum

Rogier Van Der Weyden è uno degli artisti fiamminghi più noti nel primo ‘400, quindi nel primo Rinascimento europeo, ed è considerato già dai suoi contemporanei, anche in Italia dove lui arriva, il più grande autore fiammingo insieme a Jan Van Eyck.

Van Der Weyden era il pittore ufficiale della città di Bruxelles, e quando viene a lavorare in Italia nel 1449, lo diventa anche alla corte degli Este. Arriva alla vigilia del Giubileo del 1450, quindi con tutta l’Italia, e Roma in particolare, nello stato di un grande cantiere aperto, con le chiese che venivano rinnovate, si facevano nuove opere d’arte per preparare la Città Santa al Giubileo. Van Der Weyden arriva a Roma ma non si ferma solo qui, viaggia in altre città importanti come Mantova, Ferrara, Firenze, Napoli. Queste sue tappe saranno fondamentali per intrecciare degli scambi culturali, figurativi e iconografici, determinanti tra le Fiandre e l’Italia.

All’epoca a Roma lavoravano autori come Pisanello, Gentile da Fabriano, che sono ancora autori tardo-gotici, non propriamente rinascimentali ma che in quell’anno stavano lavorando, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, a un ciclo di affreschi importantissimo che purtroppo è andato perso. C’erano davvero delle personalità di eccellenza che hanno avuto la possibilità di incontrarsi e scambiare reciproche influenze.

Rogier Van Der Weyden è stato uno tra i primi in area fiamminga ad utilizzare la pittura ad olio in sostituzione di quella più tradizionale a tempera, perché consente di dare più luminosità alle immagini, di realizzare effetti di trasparenza e di velatura rispetto alla tempera opaca. In altre occasioni, non in questa, comincia a sostituire il supporto. La tavola è più facilmente suscettibile ai cambiamenti climatici perché si può imbarcare, si può tirare, invece la tela è più elastica, ha durata e resistenza maggiore.

In questo trittico, nella tavola centrale, c’è ancora una volta la scena della crocifissione. Van Der Weyden mostra di essere un grande innovatore, inventore di una gestualità nuova, attraverso cui esprimere i sentimenti e che diventerà un modello di riferimento soprattutto per gli autori fiamminghi che lo seguiranno. La sua invenzione è l’immagine di Maria che anziché svenire tra le braccia delle pie donne o di San Giovanni, cade in ginocchio ai piedi della croce e l’abbraccia.

È un modo molto comunicativo, molto naturale per esprimere un dolore sincero, la disperazione della madre che si allaccia fisicamente al figlio e all’oggetto del suo martirio, è un espediente per tradurre visivamente l’empatia tra madre e figlio. Vicino a lei c’è San Giovanni vestito di rosso che la sostiene e intanto guarda con aria di commiserazione la figura di Cristo. Gli altri due personaggi sulla destra della croce sono i committenti dell’opera.

Anche questo è un aspetto nuovo per quei tempi: i committenti che pagano (e molto) per opere come questa si pregiano poi di poter essere inseriti nel quadro per autocelebrarsi e per mostrare la loro devozione. Ma la particolarità è che i committenti cominciano ad essere ritratti in scena nelle stesse dimensioni dei personaggi sacri, quindi si crea una sorta di Pietà ideale a cui partecipano gli stessi committenti. Lateralmente troviamo invece, sulla sinistra, vestita di scuro e con la testa china, la Maddalena che porta gli unguenti per profumare e pulire il corpo di Cristo prima della sepoltura. A destra la figura leggendaria di Veronica che mostra il drappo su cui si è impresso miracolosamente il volto di Cristo.

A lezione di Storia dell’Arte con la prof.ssa Daniela Olivieri • Cengio (SV), 3ª Stagione Culturale

Leggi anche:

 

Articoli correlati

Condividi:

Grafica pubblicitaria da 20 anni per un incidente di percorso, illustratrice autodidatta, malata di fotografia, infima microstocker, maniaca compulsiva della scrittura. Sta cercando ancora di capire quale cosa le riesca peggio. Ama la cultura e l'arte in tutte le sue forme e tenta continuamente di contagiare il prossimo con questa follia.