Agender: quale sessualità, per un’identità sincera?

Agender. A da alfa privativo, gender nel senso di appartenenza discriminante a uno dei due sessi. Agender è un termine che qualifica una sessualità o, meglio, la sua mancanza. Addita persone strattonate da una sponda all’altra di un fiume impetuoso. Identifica la non identificabilità.

Agender è il titolo di un reportage fotografico di Chloe Aftel su un popolo che rifiuta il sesso che ha o qualunque sesso possibile. Sono giovani che stracciano il concetto culturalmente preconfezionato di sesso, che sono in imbarazzo nei panni del maschio o della femmina o di entrambi. Sono agender, genderqueer o di genere neutro: si identificano con entrambi i sessi o con nessuno, o l’uno o l’altro a giorni alterni, o sentono di appartenere a un terzo genere, che definiscono “neutro”.

Agender. Progetto di Chloe Aftel per il San Francisco Magazine. Fonte: www.chloeaftel.com

Molti membri di questa comunità sono fieri dell’identità che professano. Mista e cangiante, che curva e fa le piroette ogni mattina. Che non è mai definita o definitiva, che segue con sensibilità il palpitare di un cuore insicuro, o tremendamente ricco. Eppure la comunità agender è la più vessata da discriminazioni e violenze, derisa dagli stessi gruppi gay, bisessuali e transessuali, dalla comunità LGBT tutta. Gli agender non si lasciano scoraggiare e vogliono rivendicare la propria identità. Gridano l’esistenza di un nuovo sesso, vogliono strappare un loro riconoscimento ufficiale. Possono cominciare, raccontando le loro storie. Rappresentandosi, nei luoghi che le hanno costruite.

Chloe Aftel è attiva nei territori di Los Angeles, San Francisco, New York, Portland e Detroit. Il progetto le è stato commissionato dal San Francisco Magazine.

Agender. Progetto di Chloe Aftel per il San Francisco Magazine. Fonte: www.chloeaftel.com

La sessualità è un aspetto determinante, identificativo, della individualità di ciascuno. È un carattere proprio del vivente, motore della sua sopravvivenza. Un calderone di caleidoscopiche voluttà. Recidere la possibilità di gustarsela è rubare vita, piacere lancinante, emozione estrema. Ed è solo un po’ meno ombrosa l’esistenza di chi non sa cosa si perde. Del cieco dalla nascita, del sordomuto, dell’orfano. C’è un dolore sottile che inquina la sua serenità, costantemente, per sempre. Alcuni direbbero che per gli agender si tratta di peggio. È un sovrappiù che pesa, che si somma al vuoto di qualcosa che cronicamente mancherà.

Agender. Progetto di Chloe Aftel per il San Francisco Magazine. Fonte: www.chloeaftel.com

È un’assenza, spesso, quella che trema negli sguardi dei soggetti fotografati. È un limbo, è una sospensione, nelle anime di Agender. Sono paria graffiati in profondità dalla loro esclusione sociale. Sasha Fleishman dormiva in un autobus di San Francisco quando uno dei suoi compagni ha dato fuoco alla gonna, quella che indossava sempre e che la identificava. Ci sono croci da portare ai confini del mondo, che attirano più facilmente e più spesso il gusto salato di certi sudori, di ambienti malsani, di luoghi ai margini. I non accettati sono arraffati dalle compagnie sbagliate, dai posti sudici. Si parla di devianze, e si finisce con la caccia alle streghe.

Agender. Progetto di Chloe Aftel per il San Francisco Magazine. Fonte: www.chloeaftel.com

Cosa vuol dire sforzarsi di assumere un comportamento che si ripugna, perché richiesto dal vivere sociale? Dal parzialissimo, eternamente escludente, metro di giudizio umano? Cosa significa vestire l’arroganza del penetrare, quando si smanierebbe per la passività dell’accogliere? Perché mascherare un conato di vomito, odioso, odiato, con un grido di giubilo, e affettatissimo piacere?

La vita è una successione di punti di svolta. È un affastellamento di sentimenti ed esperienze, che quando è troppo saturo, deflagra. Volta pagina, e scarica tutto il peso, di questa pagina, sulle spalle malferme di tristi creature umane. Quando il cambiamento è così drammatico, così radicale, che non ci si riconosce più nell’io di poco prima? Cosa assicura la continuità dell’identità? Cosa non fa tremare di fronte alla possibilità, per accidens o volontà,  di svegliarsi un altro domani?

Agender. Progetto di Chloe Aftel per il San Francisco Magazine. Fonte: www.chloeaftel.com

È un gesto incredibilmente eroico, quello degli agender. Un atto estremo di sincerità verso un se stesso che non si conosce mai, che muta continuamente e non in modo definitivo. È un tentativo strenuo, fino alla fine, di trovare il vero. Forse certe realtà non esistono soltanto perché l’uomo non ha mai cercato di immaginarle. Determinate concezioni sociali inscatolano la mente, escludendo tutto ciò che sta fuori. Per varcare la soglia, si deve fare pian piano. Si è troppo abituati al caldo rassicurante dell’utero per non piangere a venire abbagliati dal sole. Eppure quando si cresce si capisce, che il sole è una cosa bellissima.

Agender. Progetto di Chloe Aftel per il San Francisco Magazine. Fonte: www.chloeaftel.com

Ad ascoltare più intimamente la propria pulsione sessuale, forse si toccherebbero e troverebbero emozioni nuove. Potrebbero esserci oltre-emozioni, post-emozioni per quest’epoca postmoderna. Tabula rasa di quello che c’è, e si sarebbe materia prima nuovamente scrivibile: se la accaparra chi arriva per primo.

Agender. Progetto di Chloe Aftel per il San Francisco Magazine. Fonte: www.chloeaftel.com

Può essere che si stia meglio così, che dal solipsismo della propria testa tutto il resto è pazzia. Allora basta non inquinare la vita degli altri, soprattutto di persone instabili o troppo sensibili, che vivono ansie profonde e crisi inenarrabili. Che soffocano nei tempi lunghi di pensieri immensi. Che oggi vogliono traballare su un paio di tacchi a spillo, e domani imbrattare la tuta di grasso per aggiustare l’auto. Fa giochi strani la mente, e magari con noi sta giocando proprio adesso.

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Nata a Brescia nel 1993. Laureata in lettere moderne indirizzo arti all'Università di Bergamo, dopo un anno trascorso in Erasmus a Parigi. Appassionata di fotografia, cinema, teatro e arte contemporanea.