AC⚡DC a Imola: all’evento musicale
dell’anno c’eravamo anche noi

di Lorena Nasi e Fausta Riva, fotografie di Fausta Riva

 

Fausta Riva © Il fascino degli intellettuali.

Cos’è che rende un concerto così spettacolare? Così sentito? Così vissuto? È l’atmosfera che lo precede? O è il primo riff che risuona nelle casse? È il fiato corto, la duck walk o l’assolo di Angus Young? Sono la campana e i coriandoli o tutto quello che c’è intorno?

Il 9 luglio scorso l’autodromo “Enzo e Dino Ferrari” di Imola è stato la location del megaconcerto degli ACDC, unica tappa italiana del loro tour mondiale per promuovere l’ultimo album – il 15°, per la precisione – Rock or Bust, pubblicato nel 2014. L’evento era decisamente atteso e si era già visto a dicembre dello scorso anno, quando nel giorno di apertura delle prevendite sul circuito TicketOne i biglietti sono finiti in poche ore. In 92.000 sono arrivati da tutta Italia – ma anche dall’estero – per vedere il gruppo che non si esibiva nel nostro paese da 5 anni.

Fausta Riva © Il fascino degli intellettuali.

Gestire un simile afflusso di gente non è stata cosa facile per l’organizzazione, e diverse polemiche sono nate sulla congestione, l’attesa, il traffico. Ovviamente la rilevanza dell’evento doveva far mettere in conto dei disagi per la città e le vie di comunicazione, tra l’altro in una giornata infrasettimanale. Tutto comprensibile, tutto rispettabilmente rock, ma alcune precisazioni sono d’obbligo. Due ingressi soltanto per più di 90.000 persone è stato un azzardo: l’immagine del Ponte Dante invaso di persone, e la stessa scena dalla collina Rivazza, è emblematica. La cartellonistica era quasi totalmente assente e ciò è valso per molti un giro a vuoto sotto il sole per un tempo indeterminato. I parcheggi dei pullman, arrivati da ogni dove, erano già esauriti nel primo pomeriggio, ignorando le prenotazioni dei posti effettuate tramite le agenzie di viaggio. C’è da dire che molti treni speciali sono stati disposti per l’evento, la città è stata mobilitata per accogliere i seguaci del gruppo. I più fedeli hanno presidiato i cancelli ore prima di accedere all’area, dormendo “comodamente” sull’asfalto, tra tende e afa. Il notevole dispiegamento di forze dell’ordine, con tanto di blindati e di elicottero della polizia, ci ha fatto pensare di essere in una città sotto assedio. Ovviamente era giustissimo che la sicurezza fosse al centro dell’attenzione, ma sarebbe stato più opportuno utilizzare qualche pattuglia per far defluire il traffico a fine concerto. In migliaia sono rimasti per ore intrappolati in code infinite per uscire dalla città.

Ma polemiche a parte del “dopo”, nel preconcerto c’è l’energia giusta tra i partecipanti, il sole e il caldo non sembrano essere un problema, anche grazie agli idranti e ai punti forniti con i vaporizzatori. L’attesa è alta, come è giusto che sia, scorre tra gli sguardi, si sente nelle vene. Virgin Radio, in collegamento diretto tutto il giorno, intrattiene il pubblico e manda buona musica.

Fausta Riva © Il fascino degli intellettuali.

Prima di arrivare a parlare dei protagonisti, lasciateci spendere qualche parola per il gruppo di supporto, i Vintage Trouble, la cui presenza è passata un po’ in sordina sui media e poco spazio è stato dato alla loro performance. Di origine californiana, la band è nata nel 2010. Ty Taylor è il front man, voce nera dal timbro soul paragonabile a quella di Otis Redding e James Brown, alla chitarra Nalle Colt, Richard Danielson alle percussioni, Rick Barrio Dill al basso. Una definizione azzeccata del loro genere musicale è stata data da Yahoo! Music: «Immaginate James Brown che canta con i Led Zeppelin, e avrete un’idea del sound muscolare e compatto dei Vintage Trouble». Il loro disco d’esordio The Bomb Shelter Sessions è datato 2011, ma ad agosto è prevista l’uscita del secondo album, 1 Hopeful Rd. La loro musica è un mix di rock, soul, R&B, la loro eleganza è davvero vintage, ma sono incredibilmente coinvolgenti e già dalle prime note ottengono l’interesse del pubblico, che in fondo non è lì per loro. Per darvi un’idea dell’ondata di energia che sono riusciti a dare, gustatevi questo video registrato al Festival di Glastonbury di quest’anno, anche ad Imola Taylor si è lasciato cadere tra le braccia dei fan.

Fausta Riva © Il fascino degli intellettuali.

Ma torniamo agli AC⚡DC. Orfani del chitarrista Malcom Young che ha abbandonato per problemi di salute, e del batterista Phil Rudd, finito agli arresti per una vicenda di droga e per minacce, la formazione sul palco di Imola vede l’inossidabile chitarrista Angus Young, fratello di Malcom, il cantante Brian Johnson, dalla voce acuta inconfondibile anche se segnata dal tempo, il bassista Cliff Williams, membro dal ’77. Insieme a loro, Stevie Young a sostituire lo zio Malcom e già presente come turnista nell’88, e alla batteria Chris Slade, che aveva fatto parte della band dall’89 al ’94.

Su un palco lungo 45 metri per 26 metri di profondità, sovrastato da due enormi corna, simbolo del gruppo, con diversi maxischermi in tutta l’area, gli AC⚡DC hanno ripercorso i loro 40 anni di carriera, esibendosi in brani che hanno fatto la storia, immersi in una scenografia incredibile tra spettacoli pirotecnici, cannoni, giochi di luci stroboscopiche.

Fausta Riva © Il fascino degli intellettuali.

Tutto ha rispettato la tradizione e il gruppo ha sfoggiato i propri marchi di fabbrica con un’energia potentissima. Mentre il sole tramonta, le corna vendute al pubblico si illuminano creando l’atmosfera giusta. Ed è proprio mentre il sole si nasconde dietro al palco che la band australiana scende in campo e insegna a 92mila persone cosa significa fare Rock.

Fausta Riva © Il fascino degli intellettuali.

Poco dopo le 21, l’ingresso è affidato a Rock or Bust (2014), singolo estratto dal loro ultimo lavoro, per poi continuare con un classico targato anni ’80, Shoot to thrill (1980), e ancora la leggendaria Back in black (1980). Stare fermi è impossibile, non sorridere e non cantare è impensabile. La scaletta continua con il giusto ritmo, tornando indietro negli anni ai grandi successi, senza tralasciarne alcuno: sfilano Thunderstruck (1990), Hells Bells (1980), You shook me all night long (1980) e T.N.T. (1974).

Fausta Riva © Il fascino degli intellettuali.

Poi dopo l’intensa Let there be rock direttamente dal 1977, Angus Young decide di deliziare il pubblico con le corde della sua chitarra. È il suo momento di gloria, gli occhi sono tutti puntati su di lui che funge da magnete e la tensione delle corde fa smettere tutti di ballare. Gli sguardi sono increduli e un boato si alza quando una pedana mobile lo stacca da terra riempiendo la scena di coriandoli giallo zafferano. Angus non sembra intenzionato a fermarsi, chiede il sostegno del pubblico e riattacca con l’assolo, accompagnato dalla batteria di Chris Slade. Dura più di 15 minuti e lascia tutti a bocca spalancata.

Fausta Riva © Il fascino degli intellettuali.

Al momento dei bis, dopo una breve pausa in cui la band esce dal palco, ecco Highway to hell del ’79 che lascia il posto al saluto finale con For those about to rock (1981) coronato dai fuochi d’artificio.

Per tutto il tempo, i riff micidiali delle loro chitarre, la ritmica serrata e la voce aggressiva di Brian Johnson fanno diventare tutta la giornata, ad alto coinvolgimento emotivo e fisico, pura esaltazione collettiva.

Fausta Riva © Il fascino degli intellettuali.

La società promotrice dell’evento è stata la Barley Arts che ha un contratto triennale con il comune e l’autodromo imolesi, e si è già messa all’opera per portare il prossimo anno un’altra leggenda della musica mondiale: Bruce Springsteen.

 

 

 

 

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