“A casa tutto bene”, il tuffo nella realtà di Brunori

A tre anni dall’uscita di Vol. 3 – Il cammino di Santiago in taxi, il prossimo venerdì 20 gennaio uscirà il quarto album di inediti di Brunori Sas. Si chiama A casa tutto bene ed è distribuito dalla casa discografica Believe.

Questa nuova fatica si muove metaforicamente sulla tratta aerea Lamezia-Milano, quella che Brunori ha percorso frequentemente durante la stesura delle canzoni le quali, proprio per questo motivo, risentono fortemente del mood e dei ritmi delle sue radici calabresi. Ritmi che però si mischiano a quelli più frenetici e calcolati della metropoli lombarda e dei suoi navigli: il contrasto è evidente ma ordinato ed armonico; così le mandole del Settecento si mischiano ai sintetizzatori con una perfetta riuscita. Non manca l’effetto nostalgico e un po’ vintage che ammortizza quanto basta la sua ingenua autenticità e schiettezza.

I temi affrontati dai brani sono piuttosto semplici e per questo vicini a chiunque li ascolti, con tante domande e considerazioni sull’uomo e i tempi moderni, le paure e soprattutto le contraddizioni. Il Brunori ironico dei precedenti lavori fa così spazio ad un cantautore più misurato ma anche più diretto, sia con gli altri che con se stesso. Il risultato è un disco maturo, impegnato ma non moralista e caratterizzato da un’ironia dosata. Questo nuovo impegno per le questioni di attualità, dice Brunori, nasce da stimoli partiti anche dal suo tour teatrale dello scorso anno, Brunori Srl, che lo ha portato a capire che «stavolta potevo cercare di non trovare un filtro poetico o ironico ma essere serio su argomenti che crearono, e creano ancora, una determinata forma di amarezza». Vengono così messe da parte le ballate romantiche e le risate e si dà più spazio alle voci con le quali il mondo esterno comunica con noi: ragazzini ubriachi in club di provincia, anziane signore in sala d’attesa, fascisti, populisti. Dario si fa camaleonte e assume diverse forme e diverse identità reinterpretando pensieri e frustrazioni dei più.

In merito agli arrangiamenti, per quest’album ha deciso di rompere lo schema della sala prove e di lavorare singolarmente con ogni musicista della band, al fine di creare molto materiale che è stato poi scremato. Ne risulta una varietà complessivamente armonica, in una struttura in cui strumenti antichissimi e sonorità ancestrali convivono con i suoni più contemporanei del computer. Certo fondamentale è stato il tocco del produttore Taketo Gohara che riesce a gestire bene l’ampio materiale sonoro portandolo verso tonalità più internazionali.

Il disco si apre con il brano che è anche il primo estratto uscito lo scorso dicembre, La verità. A quanto pare, un programma per tutto l’album che è permeato da una ricerca costante delle incoerenze del nostro mondo, a partire da quelle che celiamo dentro noi stessi, mistificandole. Qui Brunori canta a squarciagola che servono a poco tutte le bugie che raccontiamo sempre a noi stessi e le pose che ci sforziamo di interpretare solo per ignorare che «ti fa paura l’idea di scomparire, l’idea che tutto quello a cui ti aggrappi prima o poi dovrà finire». In secondo luogo, abbiamo le bugie ideologiche con il pezzo decisamente più politico che Dario abbia mai scritto. L’uomo nero, infatti, è la triste constatazione del rinvigorire di correnti intolleranti, fasciste e violente a cui assistiamo in questi anni, certo molto contraddittorie quando l’uomo nero «parla ancora di razza pura, di razza ariana ma poi spesso è un po’ meno ortodosso quando si tratta di una puttana». Ma aldilà del populismo dichiaratamente razzista, dell’olio di ricino e dei manganelli, l’uomo nero che Brunori descrive e che spaventa di più è quello che si annida dentro di noi e che è alimentato dal clima di terrore che si è ormai diffuso in questi anni.

Nell’album viene toccato anche un tema molto importante e piuttosto delicato: il femminicidioColpo di pistola, infatti, ad un primo ascolto sembra essere il canto straziato di un innamorato ferito ed abbandonato, ma nasconde molto di più. Gli indizi violenti, infatti, in questa murder ballad sono sparsi qua e là ma la strofa finale toglie sicuramente ogni dubbio: «perché l’ho fatto non lo so, forse per non sentire ancora un altro no uscire dalla sua bocca dorata, prima l’ho uccisa e dopo l’ho baciata». Così la dolcezza della melodia che si traveste di elegia stride fortemente con un argomento purtroppo attualissimo e doloroso distorcendolo e mostrandolo dal punto di vista dell’assassino.

Altra canzone che sicuramente merita una nota è quella che chiude l’album: La vita pensata, una morbida riflessione  dal tono affettuoso sulla vita e la paura di viverla davvero. È infatti l’auto-accusa di chi, sepolto fra mille domande e rimpianti, si incatena ai suoi pensieri; ma «la vita è una prigione che vedi solo tu».

Messi così da parte i filtri  narrativi, Brunori Sas con quest’album si cala a sue spese nella realtà alla ricerca di risposte riguardo al mondo e soprattutto a sé stesso. Per quanto il pavimento dell’attualità possa risultare scivoloso e a tratti disorientante, Dario riesce sicuramente nell’intento di abbandonare i lidi più sicuri dell’ironia approdando a risultati comunque eccellenti.

Dal 30 gennaio inizierà una serie di incontri con gli studenti degli atenei italiani dal titolo All’università tutto bene. Il 30 gennaio Brunori sarà appunto all’Università di Siena, l’1 febbraio all’Università di Cassino, il 2 febbraio all’Università di Ancona, il 3 febbraio all’Università di Camerino, il 6 febbraio all’Università di Cosenza e il 14 marzo all’Università di Padova. Il 24 febbraio invece, partirà da Udine A casa tutto bene Tour nei club e nei teatri di tutta Italia.

 

(foto da www.eflive.it)

 

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Ha 20 anni e studia Lettere Moderne perché si trova a suo agio perlopiù sommersa dai libri. Quando non è dispersa nella nebbia di Milano, è brancolante in quella del Varesotto. Legge romanzi, scatta fotografie, ascolta tanta musica e viaggia un sacco - per ora, soprattutto con la testa. Da grande vuole fare quella che sa quello che vuole, perché per adesso non le è affatto chiaro.